L'Arena 08 giugno 2006
La Tunisia non è solo turismo: questo Paese del Mediterraneo offre opportunità di investimento in numerosi settori, dal manifatturiero all’agroalimentare, all’elettronico fino all’Ict, e sono diverse le aziende veronesi e venete già presenti in distretti industriali e calzaturieri tunisini. Le opportunità di partnership e di sviluppo per gli imprenditori italiani in Tunisia sono state analizzate ieri durante un incontro in Camera di commercio, al quale ha preso parte tra gli altri l’ambasciatore di Tunisia in Italia, Habib Mansour. «Sono 660 le aziende italiane già presenti sul nostro territorio, ha spiegato; il nostro intento è quello di favorire non solo eventuali delocalizzazioni, ma soprattutto partenariati che portino allo sviluppo di entrambi i nostri Paesi. Non pensiamo a un trasferimento di ricchezza, quanto a lavorare insieme». Le premesse ci sono già, e derivano da rapporti consolidati nel tempo: secondo i dati forniti dal componente della giunta camerale Fernando Morando, la Tunisia è al primo posto tra i Paesi africani con cui Verona intrattiene scambi commerciali. L’export scaligero in questo mercato ammonta complessivamente a 30 milioni 750 mila euro, sostanzialmente stabile (-1,7% nel 2005): i principali prodotti esportati sono gli articoli di abbigliamento in tessuto e accessori, le calzature, i prodotti tessili - in netta ascesa - e i tessuti, le macchine per impieghi speciali e gli apparecchi per uso domestico. L’import, di 38 milioni 300 mila euro (-6% sul 2004) riguarda soprattutto prodotti chimici di base, articoli di abbigliamento e di maglieria, calzature e tessuti, ma anche autoveicoli e prodotti dell’agricoltura. Si tratta del secondo fornitore dell’Italia, e del sesto dell’Unione europea, per quel che riguarda l’abbigliamento. Escludendo le forniture di gas e petrolio da parte di Algeria e Libia, è il secondo mercato dopo la Turchia per interscambio con l’Italia. Ma nei rapporti commerciali si possono aprire notevoli sviluppi, soprattutto nel tessile-abbigliamento, nell’agroalimentare, nei settori elettrico ed elettronico e nei servizi informatici, che stanno decisamente prendendo piede: la crescita media annua della tecnologia dell’informazione è del 20%. Quella tunisina è un’economia sempre più caratterizzata dal terziario e da settori a forte valore aggiunto e ad alto contenuto tecnologico: i servizi sono oggi il 36,8% del Pil. Non solo: il governo sta creando un ambiente sempre più favorevole agli investimenti stranieri, con libero trasferimento di utili e capitale, come illustrato da Hechmi Chatmen, delegato generale dell’agenzia statale Fipa Tunisia in Italia. Le aziende - anche straniere - possono godere, nei primi dieci anni di vita, dell’esonero totale dall’imposta sulle società. «I costi del lavoro sono competitivi e le risorse umane qualificate, ha proseguito Chatmen. Il rischio Paese è basso; ormai sono 2700 le imprese estere presenti sul territorio». Si tratta di un mercato situato al centro del cosiddetto «spazio Euromediterraneo», zona in forte sviluppo e con potere d’acquisto interessante che entro il 2010 sarà totalmente un’area di libero scambio tra i Paesi dell’Europa, del Nord Africa e del vicino Oriente; è inoltre già parte dell’Unione del Maghreb arabo e della «zona araba di libero scambio», quindi un’interessante base verso Africa e Medio Oriente, come chiarito da Pier Luigi d’Agata, direttore generale di «Assafrica e Mediterraneo» di Confindustria. Numerosi gli incentivi messi a disposizione dall’agenzia Simest per le imprese italiane che portano avanti progetti in Tunisia. È stato presentato anche il «fondo Euromed», strumento finanziario innovativo per investire nell’area mediterranea: si tratta di un fondo mobiliare chiuso che investe prevalentemente in azioni di ioint ventures tra società europee, principalmente italiane. Laura Zanoni
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